venerdì 6 gennaio 2023

Claudio Di Scalzo DAMPYR "LA PROGENIE DI ROTHGAR" DI FALCO/DEL CAMPO/RIBOLDI. E IL FASCISMO ARGENTINO. Gennaio 2023, 274.

 



Claudio Di Scalzo

 DAMPYR "LA PROGENIE DI ROTHGAR" 

DI FALCO/DEL CAMPO/RIBOLDI. 

E IL FASCISMO ARGENTINO. 

Gennaio 2023, 274.

Su DAMPYR gennaio 2023 "La progenie di Rothgar", mi soffermo su di un pregio che, mi sembra, nessuno abbia rilevato nei tanti che si occupano di Fumetto on line e sul social.

E cioè, oggi, se cerchiamo una rappresentazione scritta e illustrata dei FASCISMI (vivendo in Italia l'epoca del ritorno post-fascista soft spettacolarizzato) è proprio su questo albo che se ne trova, nella cornice HORROR, eco e consistenza. Il FASCISMO ARGENTINO (che non è soltanto calcio ma anche STRAGI di socialisti comunisti antifascisti sindacalisti e violenza attuale del TIFO CALCISTICO malavitoso. Si può scrivere in tempi di celebrazioni per il mondiale vinto da Messi e soci?) di VIDELA e altri assassini. Gli scomparsi oppositori le madri che ne richiedono per decenni i corpi la pratica oscena dei figli di antifasciste violentate con i figli nati affidati ai massacratori.

Il legame FASCISMO LATINOAMERICANO in genere coltivato dai GOVERNI USA (come nel CILE di PINOCHET) con quello hitleriano lo compie il VAMPIRO che iniziò la sua turpe attività nei campi di concentramento europei.

Mi sono soffermato sulla sceneggiatura sullo sceneggiatore CLAUDIO FALCO ma il tutto come da FUMETTO regola aurea funzione con valente disegnatore ANDRA DEL CAMPO e superlativo copertinista ENEA RIBOLDI.


giovedì 1 dicembre 2016

Claudio Di Scalzo: Sul Dampyr Magazine 2016 - Sergio Bonelli Editore







Claudio Di Scalzo

SUL DAMPYR-MAGAZINE 2016 - SERGIO BONELLI EDITORE

“Il Magazine-Dampyr  vale se nel disegno-parola è corale”. Da questa facile rima propongo un’ermeneutica dell’albo con due storie inedite e con servizi a colori di 176 pagine dedicato ad Harlan Draka. Della Sergio Bonelli editore. Intanto quando s’interpreta una produzione estetica - ed il fumetto lo è tanto più oggi nell’epoca transmoderna - è buona regola partire dall’indice.

La copertina è realizzata da Luca Rossi. E l’autore, uno dei disegnatori storici della saga-horror-feuilleton, fin dai primi numeri (come testimonia “Dampyr I Misteri di Praga” editati ad inizio 2016), offre una raffigurazione del trio esemplare: il duro temerario Kurjak, il nobilmente esistenzialista Harlan Draka, e l’irriverente Tesla sottilmente umoristica nel suo sdoppiamento bellezza-mostruosità. Si va verso le date dicembrine e la copertina ha un’aria anche festosa. Adatta. 

Il magazine è curato da Graziano Frediani. Che ha una lunghissima esperienza in materia di magazine e almanacchi in quel misto fumetto con testi divulgativi che a fine anni ottanta andò a sostituire le riviste da edicola. Funziona il magazine come contenitore?, ha un’evoluzione? Che differenza ci sono in questo dedicato a Dampyr con quelli di un tempo per Tex o Dylan Dog? 

Intanto i testi sono diminuiti e le parti disegnate più presenti e molteplici. E lo sono intrecciandosi con le avventure del protagonista. Non più semplicemente regesto per il genere di titoli in libri film disegni usciti in un anno. Ciò è scelta giusta. Oggi la Rete, i siti specialistici, le pagine Facebook offrono una miriade di testi a tema che rendono stranamente “già letta” anche la più accattivante didascalia in forma di sussidiario-Magazine. Quindi testi brevi, intrecciati, senza che l’albo sia diviso a panino: lasciando ai disegni il ruolo di salume. Ma la struttura sia a cipolla. Sfogli e sfogli senza trovare un centro. Non è necessario. Confido che queste categorie culinarie e ortofrutticole siano adatte a rendere accattivante il prodotto-fumetto per la cucina dei sensi vari.


Paolo Bacilieri


I testi si dedicano alle varie tipologie del vampirismo per incentrarsi poi sulla magnifica vita attoriale di Christopher Lee. Saggio divulgativo-biografico scritto da Maurizio Colombo. Mentre Luca Barbieri presenta la vita scissa nel fantastico, per ambedue senza ritorno, di John Bauer (1882-1918) che troveremo interpretata da Boselli e Bacilieri e di  Richard Dadd (1817-1866) - Profili che informano e assurgono quasi al genere della biografia come prosa d’arte. In più colmano lacune: di Bauer poco si sapeva in giro (e ciò conferma che oggi la vita di artisti, la loro estetica, può essere interpretata dal fumetto. Bacilieri, se sta assieme a sceneggiatori d’alto livello, ne è il miglior interprete. Ricordo il suo Cézanne per Jan Dix e le altre trascrizioni artistiche per Napoleone con sceneggiatore anche qui Carlo Ambrosini). Su Richard Dadd, natura manicomialmente schizoide, folle assoluto, poco si sapeva: comparve la prima volta in Italia sulla copertina di un libro Adeplhi  per il romanzo di Theodore F. Powys, “Gli Dei di Mister Tasker”. Romanzo infernale e gnostico. Poi io non l’ho più visto pubblicato su riviste a larga diffusione.

Anche “la musica del diavolo”, di Gianmaria Contro, è doviziosamente informata e seducente. E non è facile trattare il demoniaco dopo che immagini e testualità varia alla Wikipedia e siti di devoti divulgano il trait-d’union Rock-Demonio. Il testo, ben scritto, che introduce l’avventura di Tesla a firma Colombo-Genzianella, divulga nomi di gruppi misconosciuti accostandoli ai giganti della classica che dialogarono con il demoniaco però in un’accezione romantica o post-romantica impressionistica come Saint-Saëns, Liszt, Musorgkij, Tartini, Berlioz, Verdi. Accostamenti giustificati dal Post-moderno-Transmoderno o dai vari decostruttivismi nei linguaggi, per cui ogni testo-segno-immagine aspirante all’iconico sta alla pari con altri. Però a volte servirebbe ricordare che una cosa è Berlioz e Liszt una cosa la bandetta punk-demoniaca o Alice Cooper versus Manson. In termini di creatività e scrittura musicale. N’est pas!

Perfettamente riuscita la presentazione di Fitz-James O’Brien, giornalista e stravagante bohemien, e autore di racconti che possiamo porre tra Poe e Lovecraft. Fra l’altro qui viene istituito il necessario rapporto tra uno dei migliori albi della serie, il 126, con i disegni di Nicola Genzianella: “La stanza perduta”.
“Un poeta irlandese a New York…” correda la riduzione disegnata del racconto “La lente di diamante” per le matite di Roi. Sceneggiatura di Boselli. Interessante operetta (ripubblicata) che testimonia l’evoluzione di Roi - qui proponente atmosfere alla Dino Battaglia - oggi signore di un segno tra i più riconoscibili del fumetto. Personalmente, però, più che Poe nella prosa dell’irlandese ci avverto atmosfere alla Hoffmann. Anche gli esiti della follia, nel racconto disegnato, son più riconducibili al romantico tedesco che non alle follie molto più metafisiche dei personaggi di Poe.



Nicola Genzianella



Veniamo alle tavole, ai disegni, che sono il vero centro focale del Magazine. Aperta la porta-copertina ci imbattiamo in un delizioso racconto brevissimo di Giusfredi-Bacilieri. Attenzione. La brevità accoglie la risonanza adatta ai tempi duemila. Lo sceneggiatore esemplifica che oggi un neologismo può scardinare le conoscenze accademiche, fino al rimbecillimento di quest’ultime. Il professore universitario. E che la protagonista, come migliaia di altre coetanee, mischia con improntitudine e sfrontatezza le icone del novecento per ridurle ad un puzzle senza capo né coda. Un caos umoristico. Praticamente il transmoderno in ambito del linguaggio.

A Bacilieri, sulla sceneggiatura di Mauro Boselli, la prova più estesa nel Magazine-Dampyr. Dopo il raccontino brevissimo. Quasi apologo. Il romanzo breve de “Il magico ritrattista dei Troll” dedicato al pittore Bauer. In un intreccio temporale con il presente di Harlan Draka. Sogni compresi. Che Boselli riprendendo la tradizione dei sogni incrociati, da Borges a Queneau, fa vivere al pittore e al Dampyr e ad Egil Una-mano e alle rispettive belle protagoniste nell’Eterno Femminino riversate; e da Bacilieri nelle forme procaci esaltate; come Gudrun Finngadottir (già presente nello Special Dampyr 9, “Gli studenti della  scuola nera”, disegni Bacilieri) come  Ellqvist moglie di Bauer.

Paolo Bacilieri utilizza gli stilemi liberty dell’epoca e l’onirismo che sottintende ogni rappresentazione del fantastico da parte di chi interpretava nostalgicamente epoche pre-industriali affidandosi alla leggenda simbolista. Così mentre le avanguardie cancellavano bagordi e sublime pittorico c’era chi di quelle atmosfere faceva il centro della propria vita in estetica riversata. Tutti figli, alcuni senza saperlo, di Dorian Gray. I prezzi erano alti da pagare, ovvio. Questi pittori o meglio le loro estetiche sono molto più proficue per il fumetto dei fondatori del moderno come i dadaisti o Man Ray e Duchamp, perché le loro elucubrazioni s’intridevano del materiale su cui poggia il fumetto fantastico.

Però, quanto conta, anche in questo Dampyr-Magazine, è la realizzazione stilistica del fumettista. Come raffigurare il passatismo sensual-simbolico dei protagonisti? Intanto con il deforme tenuto a bada da improvvisi chiarori; poi ingrandendo e rimpicciolendo parti di quei corpi entranti-uscenti, quindi dialetticamente, nel campo visivo del lettore. Che diventa a suo modo soggetto della vicenda. Nessuno come Bacilieri riesce a condurre chi legge dentro la storia disegnata. Proprio in virtù di continui spostamenti del campo visuale che segue una narrazione fatta di ellissi e flash-back. In questa modalità dove i corpi e le vicende trovano rapinose sintesi in un naturale arboreo tra i più suggestivi, il volto di Draka collima col suo antenato dalla mano-spada che lasciano senza fiato anche il più scaltrito cultore delle vicende dampyriane.

A questo viaggio nel fantastico si contrappone il delirio realistico a firma di Maurizio Colombo con disegni di Nicola Genzianella. Qui siamo nel racconto breve.  Non mi sorprende che Tesla sia stata a suo tempo in terrestre diurna vita una rivoluzionaria. Che verrà segnata dal totalitarismo di turno. Bieco e assassino. Colombo, l’altro dioscuro (co-autore del personaggio, anche se poi la gran mole è stata sviluppata da Boselli, e sol di recente Colombo è tornato), porta nelle vicende di Harlan Draka il sociale deturpato, le violenze politiche, e quelle dettate dalle miserie del sottoproletariato urbano,… insomma è molto attento agli sviluppi della struttura ideologica. Nicola Genzianella, anche lui con un'efficace libertà nella costruzione delle vignette in tinte bicolori nutrenti i vari sentimenti espressi dai protagonisti, fornisce una prova stilistica alta. E spero che ciò preluda ad un protagonismo di Tesla negli sviluppi della serie ampio e determinante. Il fumettista che ha disegnato più albi di Dampyr, creando un segno suggestivo che da solo rende geo-fumetto la narrazione (le sue città, le sue montagne) in questo compito lo vedrei particolarmente adatto.


Corrado Roi



NOTA 1 - Certo, è, che, Sergio Bonelli Editore, con il Maxi estivo; la ripubblicazione ottobrina in cartonato delle prime di Majo, la serie di 4 albi di Annwn (196-199); lo speciale 12 "la porta dell'Inferno" e il 200 a colori con avventura in più albi... sta dedicando una grande attenzione (e investimento) al personaggio. Che a mio avviso è l'unico Feuilleton-Novel europeo. Feuilleton che accoglie diversi generi e temi. Lo studieranno nelle università quando cesserà l'idiozia accademica.

NOTA 2 - Le recensioni, a mio avviso, tanto più le interpretazioni, come questa che firmo, servono nell’epoca-web-spettacolarizzata a molto poco. Ogni minuto commenti-giudizi-sottolineature s’espandono sulla rete sui social. Anche se fossi Pasolini o Sartre la mia “interpretazione” sarebbe un pulviscolo tra altri migliaia di pulviscoli. E ciò mi sembra una bella cosa. Quanto vale è l’opera. In questo caso il disegno e accosto la sceneggiatura. E il personaggio: in questo caso il Dampyr Harlan Draka (con i compagni d'avventura: Tesla e Kurjak) 





lunedì 15 febbraio 2016

Claudio Di Scalzo: Il Dampyr di Maurizio Rosenzweig




DAMPYR 182/183 - Tutti i diritti riservati Sergio Bonelli Editore



Claudio Di Scalzo
IL DAMPYR DI MAURIZIO ROSENZWEIG
(ovvero sulla necessita di rileggere certi albi d'autore)

Gli albi, certi albi, con personaggi che mensilmente escono in edicola, vanno letti e poi riletti. Seguo molto Dampyr. Anche perché lo ritengo l’unico feuilleton-fumetto europeo.  Con soluzioni narrative e disegnate eccellenti. 
Vanno riletti a) per cogliere meglio gli esisti stilistici e la trama b) perché il piacere estetico si basa sulla ripetizione (parente dell’eros) c) Per una forma, la ritengo, di rispetto verso un lavoro che è costato al disegnatore mesi se non un anno intero, e che il lettore liquida-consuma in mezzora e meno. D) Prassi la mia, consigliata, perché il consumo sempre sul presente dell’edicola o della fumetteria, quanto a novità, è deleterio. Anche se è il meccanismo in prassi dei tempi correnti.

Dopo questo ABCD rivelo che ho riletto Dampyr  182/183 “Nella dimensione nera” e”Dittatura infernale” disegnati da Maurizio Rosenzweig e sceneggiato da Mauro Boselli. Conto di dedicarmi, in progress, ad altri albi e autori. Che ho eletto ad amici fidati in letture da tempo.




La mia lettura, o dis-lettura, è operata, ci tengo  precisarlo, da un critico dilettante, visti i tanti professionisti in circolazione che non vanno mai oltre la recensione mimetica e didascalica; mi sento insomma un po’ come gli investigatori privati di Poe e Doyle, dilettanti a fronte dell’istituzione pagata ed atta ad indagare. Insomma faccio critica per diletto.  

Veniamo, in questa prima puntata, agli albi in questione. Estrapolo quattro pagine.

“Nella dimensione nera” di Maurizio Rosenzweig, un disegnatore che in questi albi per Dampyr a mio avviso ha potuto elevare al cubo le sue valenze estetiche, presenta scene di battaglie che hanno uguali nelle tenzoni aggrovigliate di certi disegni rinascimentali e nei disegni di cavalcate con sciabole dei pittori napoleonici. Stessa crudezza e galoppante miscuglio tra l’animalesco e l’umano che piega verso la ferinità assoluta. Questa la mia prima messa a fuoco. Poi sui saliscendi nelle tetre prigioni e palazzi con rostri bisognerebbe scomodare l’interpretazione psico-analitica (non sull'autore ovviamente) sulle sedimentazioni dei simboli inconsci in tavola china-libera (per parafrasare il paroliberismo surreal-futurista)



Le altre tavole scelte rimandano alla sensualità, che è accennata delicatamente per le adolescenti e impudica ma virata nell’ironia per le femmine adulte. Questa maniera del disegno, che si pone da molteplici punti di vista in un dinamismo assoluto, è figlia di un certo espressionismo alla Max Beckmann, anche ironico-grottesca; infatti il pittore affermava che “Se si vuole comprendere l’invisibile, si deve penetrare il più profondamente possibile nel visibile”. Quindi i protagonisti così reali stanno nella Dimensione Nera invisibile in tutto il loro contraddittorio bascullamento nel fantastico.  





Le ultime due tavole sulle quali mi soffermo sono dedicate al paesaggio: Praga i suoi tetti. Praga il suo Ponte Carlo. Ecco, qui - e Maurizo Rosenzweig son sicuro questi accostamenti li svolge attingendo alla sua formazione più recondita – s’avverte l’incisione più nobile in arte: del Doré dei tetti londinesi del Seurat che carboncino alla mano disegnava i ponti sulla Senna. Un chiaroscuro veramente difficile da scordare,  e per questo, ancora da sfogliare 

(15 febbraio 2016)



domenica 7 febbraio 2016

Claudio Di Scalzo: Lacrime di pietra di Carlo Ambrosini - Dylan Dog n. 350






Claudio Di Scalzo

LA MARCIA INGRANATA SULLE LACRIME DI PIETRA

Carlo Ambrosini sceneggiatore rima con “il migliore?”. Sarebbe da suggerirlo se non se ne fosse impossessata la politica antica ed odierna. Accontentiamoci di “intrepido suggeritore” delle nervature, nel fumetto, di questa contemporaneità duemila, che possiamo chiamare transmodernità anche nei generi. Estetici e antropologici. Infatti mentre impazza e sguazza sui media e al cubo il tema del Sacro, con la S maiuscola, sulle bandiere della politica-spettacolo; in “Lacrime di pietra” i protagonisti a colori Dylan Dog e l’ispettore in pensione Bloch, s’intrecciano nella vicenda dove la santa Crispille a sua volta s’intesse (la maglieria segnica disegnata si fa e si disfa continuamente) con la cieca Crispille declinando il sacro dalla teologia alla malvagità e ritorno verso una maggiore comprensione dell’umano travolto dalle passioni. 

Attorno alla statua con giardinetto e chiesa ruota, ruotano, s’allargano e poi si ristringono vicende nere, criminali, con numerosi punti di vista sulle pulsioni e scelte di chi soccombe al Destino autorizzato a “traviare” perché esso fu scomodato dall’Amore. E dall’Eros. Amore poi sordido e squallido atto di prostituzione. In cui incappa, preso da passione senile, Bloch. Con problemi allo stomaco e alle sue fantasie ancor più pericolose di quelle gastriche perché mentali.

Dylan Dog opera con pena filiale al disincanto finale. La tenerezza riporta equilibrio addirittura nel fumo d’una caldaia che brucia cadaveri di amanti a pagamento di Crispille diventati scomodi.

Però tutta la macchina narrativa-disegnata, si regge su di una battuta di Bloch che lascia i luoghi dove ha vissuto raggiro ed emozione altissima. Lui districatore di misteri e rebus criminali. Dice all’autista: “Muoviamoci, Jenkins, ingrana la marcia”. Risponde l’autista: “M..Ma la macchina ha il cambio automatico!” – “Non importa ingranala lo stesso” impone l’ispettore. 

"Ingranare" la marcia lo stesso nell’automatico dei generi, codificati, anche riguardo al personaggio Dylan Dog già protagonista di tante vicende e albi, è l’unica maniera per produrre novità. Bisogna andare contromano, tentare l’impossibile, come far capire che il sacro è violenza e su di esso si basa, anche oggi. Tanto più oggi. 

Carlo Ambrosini lettore di Borges, poeta e scrittore, sa che la Finzione apre a biforcazioni imprevedibili, dove lo stesso autore-disegnatore  a volte non va né può andare. Accenna ad una possibile guida di lettura. Io oggi, domenica 7 febbraio, ho scelto questa.






NOTICINA DISSACRANTE LUNGHINA A SÉ STANTE

Saltuariamente mi dedico a recensioni su questo weblog, TELLUS GEO-FUMETTO, sull’OLANDESE VOLANTE TRANSMODERNO,  e poi sulla mia bacheca Facebook OLANDESE VOLANTE VISUALOlandese che ha 14 amici. Di cui solo qualcuno segue e pratica il fumetto. Fumettisti la cui opera mi coinvolge. Da tempo. Tra questi, da tanto tempo, Ambrosini. Ma queste recensioni sono inutili. Perfettamente inutili. Anche se le so d’Autore. Perché è indubbio che ho strumenti ermeneutici per entrare nel segno fumetto scritto e disegnato. E allora perché inutili? Me la cavo con un ABC. 

E segnalo dove sull'OLANDESE VOLANTE scrivo di fumetto (disletture che non credo continuerò salvo casi come per questo albo o per altri talenti che stimo) e tento una sorta di TRANSFUMETTO alleato della letteratura e della pittura (qui gioco una parte della mia scommessa stilistica)



Olandese Volante: TRANSFUMETTO


Olandese Volante: AUTORI E GENERI

A) Le recensioni mimetiche (semplici considerazioni sulla trama oppure ridotte all’osso di un trafiletto) sul Social Facebook sono migliaia. Sono imposte dal mezzo di produzione anche sopravanzando la volontà degli "amici"! Ed ovviamente l'autore, il disegnatore, lo sceneggiatore non può di commento in commento, anche se volesse, rispondere con saggi sul suo lavoro! e poi perché mai dovrebbe svelare la sua tecnica e interpretazione a degli sconosciuti seguaci!? I Blog, poi, sono dediti al superlativo assoluto amicale che sempre vale! e gestiti, spesso, da chi cerca entrature oppure sono autoreferenziali in un circuito che esclude per sua natura il compito della “critica della cultura”. La sua crudeltà e passione. Si danno voti si creano premi estemporanei: credo che anche su Dylan Dog circoli qualcosa di simile. Mi sembra d’aver intravisto. Il miglior albo, il miglior disegnatore sceneggiatore…

B) L’editoria grande e piccola, in genere, si compiace di questi circoli e forum e seguaci (ecco! Io ad esempio non son seguace di nessuno né voglio esserlo) che divulgano titoli e commenti. E non so se spostano gli acquisti. Non credo. Il vetrinismo di migliaia di prodotti cancella il desiderio del prodotto al di là delle promesse di enfatici: “Lo compro!” – E’ mio! – Finalmente!

C) Ah! che nostalgia quando un Cabaret Voltaire nel ferro e fuoco del Novecento cambiava il mondo dell'arte dadaistando tutto! e quando in cantine dell'underground americano nascevano segni con l'intento di combattere lo stato presente di dominio nel gusto. E questi autori non finivano ingessati in Premi Versiliesi o supporter di trasmissioni televisive dove i politici si leccano smisuratamente idioti.  

martedì 8 dicembre 2015

Claudio Di Scalzo: Sul Compleanno di Claudio Falco sulla tavola con specchi di Alessio Fortunato Dampyr 189






CLAUDIO DI SCALZO
SUL COMPLEANNO DI CLAUDIO FALCO
SULLA TAVOLA CON SPECCHI DI ALESSIO FORTUNATO
DAMPYR 189 

Scoprendo grazie a Facebook che lo sceneggiatore Claudio Falco, oltre a portare il mio stesso nome, è pure nato, come me, l’Otto Dicembre (data immacolata e sembra benefica con alcuni pargoli vocati, predestinazione?, al creativo Essere), mi permetto di evitare i soliti scontati auguri (io mi cambio la data per la bisogna) e farli, al mio omonimo, a partire dall’ultima sua fatica come sceneggiatore nell’albo  DAMPYR  in edicola: ”La casa degli specchi“ (che assieme all’ultimo Dylan Dog di Ambrosini sono due eccellenti opere che il Web-FB  recensore stenta a capire e decifrare con un’ermeneutica adatta). La tavola è stata disegnata da Alessio Fortunato (i cui volti e corpi oscillano tra il sapiente sublime e la carnale seduzione, un tempo questa era la virtù dei pittori barocchi e d’ogni pittura o segnico disegno che voglia raccontare i complessi stati d’animo vissuti) e presenta degli specchi catturanti il protagonista Harlan Draka. E questo è l’albo. Ma volendo per quegli spostamenti sempre possibili, a ritroso, verso la biografia dello scrittore Claudio Falco, oggi in compleanno, suggerire che ogni compleanno è uno specchio che cattura  e rimodella, per i suoi fini, a noi non conoscibili, la biografia, e che guardarsi nello specchio del compleanno è sempre un rischio  e un’avventura. Che per fortuna dura un giorno ogni anno. 


  

lunedì 21 settembre 2015

Nicola Genzianella: "Frontiere proibite". Necessaria ermeneutica per un giovane maestro del fumetto





Claudio Di Scalzo

BUNKER DI NICOLA GENZIANELLA/BEC/BETBEDER

(Necessaria ermeneutica per un giovane maestro del fumetto)

In libreria, nelle fumetterie, in eventi fieristici dedicati al fumetto, e ovviamente a LUCCA COMICS 2015, è apparso sugli scaffali, viene e verrà presentato, anche dall’autore Nicola Genzianella di recente a Piacenza (dove non ho potuto recarmi perché stavo per studi sulla mitologia elvetica - cara a Pratt - in quel di Losanna) il volume: BUNKER. Frontiere proibite 1.

A mio avviso Nicola Genzianella e lo seguo da anni su DAMPYR (confesso di meno conoscere gli altri fumettisti di questo volume a più voci) ha uno dei segni più notevoli, nel piano italico-europeo, per come traduce la parola narrativa degli sceneggiatori dando alle tavole un empito sempre romanzesco foss'anche un'espressione con alzata di ciglia. E questo si chiama stile fondante carriera alta di fumettista. Leggerò, e studierò, l'opera pubblicata. Scrivo studiare... perché il fumetto è letto e non studiato con strumenti adatti per rimarcarne l'originalità linguistica. Le riviste di settore si avvalgono spesso di addetti ai lavori che scrivono in maniera didascalica e troppo mimetica o enfaticamente pubblicitaria. Insomma se un racconto di Calvino è superiore ad uno pubblicato da altro scrittore coevo viene dimostrato (ermeneutica) ...ma ciò non accade per il fumetto d'autore. QUINDI il fumetto, anche di tanti autori bonelliani, necessita di una ermeneutica adatta. Quando avrò terminato alcune fatiche saggistiche in corso... intendo dedicarmici, così come curare con più lena questo blog GEO-FUMETTO.



SUL SITO L'OLANDESE VOLANTE ALTRI ATTRAVERSAMENTI DEL FUMETTO

GEOFUMETTO




sabato 9 maggio 2015

Claudio Di Scalzo: Napoleone di Carlo Ambrosini pubblicato tradotto in Croazia

Napoleone personaggio di avventure noir
pubblicato dal 1997 al 2006 da Bonelli editore
ideato da Carlo Ambrosini
che vive in due mondi: uno reale e uno onirico-junghiano




Claudio Di Scalzo

NAPOLEONE DI TRADOTTO IN CROAZIA
(breve riflessione su Carlo Ambrosini sceneggiatore)

Se il crimine, per estensione il male, violenze e nequizie, sono accostabili a perversioni della psiche prodotte da una materialità esistenziale feticisticamente incentrata sul danaro (MDM diceva Marx e così è tuttora), il personaggio di Napoleone partendo dalle sue dinamiche psichiche incentrate sull'etica del Giusto, fra l'altro eroico, era la cruda rappresentazione in forma di narrativa disegnata della contemporaneità del capitalismo. Non a caso l'ambientazione era la Svizzera. Mi preme in questo post ricordare il talento da sceneggiatore-scrittore di Carlo Ambrosini che nella dialettica parola-racconto-segno disegnato ha prodotto con Napoleone e Jan Dix due attraversamenti assolutamente originali della letteratura e dell'arte inscrivendo le due estetiche nel fumetto e dando così alla pittura ed alla narrativa (penso ai richiami pirandelliani o pessoani, penso alla biografia di Cézanne o Van Gogh) un nuovo viatico per raggiungere altri esiti estetici e altri lettori (da condurre su strade di conoscenza e gusto diverse). 





Questo percorso è stato bruscamente interrotto perché i lettori di fumetti italiani prediligono (con gli editori) il meticciato manga o super-eroico americano oppure una sorta di via mediana semplificatoriamente letteraria (usando i cascami dell'horror o della letteratura d'avventura novecentesca o furbescamente patchwork con stilemi fantascientifici) sia nella sceneggiatura che nel disegno che è attardata (non nuova, meno potente) rispetto alla produzione citata. L'unica, che, incardinata, l'altrieri, su di uno staff di disegnatori di gran originalità segnica e con un direttore di scena e sinfonia come Ambrosini, superava anche, per originalità, i dannatissimi cugini francesi e inglesi. 

lunedì 20 ottobre 2014

Claudio Di Scalzo: Sul personaggio e la sua ombra nell'autore. Carlo Ambrosini scenggiatore e fumettista. Ringo.





Claudio Di Scalzo

SUL PERSONAGGIO E LA SUA OMBRA NELL’AUTORE

Gli artisti dal segno iconico che materializza uno stile solido e riconoscibile possono prendere qualsiasi personaggio, in questo caso Ringo ideato da Recchioni per Orfani, e fornirne una interpretazione che segnicamente, a mio avviso, sopravanza e sopravanzerà, altre interpretazioni; è un po’ come se, al valido fotografo di moda capitasse in studio un certo Boldini, e con i pennelli dicesse: “io la modella la interpreterei così”. Cosa varrebbe di più la foto o la tela? Però, e non posso esimermi dallo scriverlo, Carlo Ambrosini, per storia nel fumetto, suo segno e valentìa di sceneggiatore che ha inventato personaggi come Nico Macchia, Napoleone, Jan Dix, questa non è la condizione ideale, perché se unisce la sua sceneggiatura ed il suo segno vengono fuori episodi per la Storia del Fumetto, dico Storia del genere, quella che poi ti consegna alla manualistica negli anni a venire, un po’ come la raccolta indovinata del poeta.

Così è una imposta “diminuzione” ad un artista. Che dopo un lungo giro torna nella condizione di “illuminare” il personaggio, Ken Parker, creato da altri. Vuoi per le scelte, a mio avviso non lungimiranti, dell’editoria a fumetti italiana, e in questo caso della Bonelli, dove si privilegia la linea avveniristico spaziale intrisa di iperrealismo con echi giapponesi e americani, mentre Ambrosini nelle sue sceneggiature e personaggi, proponeva, e propone, la linea europea, più colta ed efficace nel lessico dell’immaginario, che non dimentica Jung, il romanzo gotico e realista ottocentesco, le conquiste verbo-visive delle avanguardie novecentesche, i dialoghi secchi inventati da Hemigway e Coward, il nero nell'Essere prima che nelle pistole, il sangue in eccesso negli emisferi cerebrali che portano all'ottusità e al male prima che sian tirati fuori pugnali!, insomma il meglio, secondo me, di ciò che cultura e non frittura dell’immaginario ha prodotto. In più Carlo Ambrosini è schivo e riservato. Non segue la moda odierna dove sceneggiatori e disegnatori sul web, su Facebook, ognidì, sopravanzano i loro personaggi per esser personaggi lor stessi (che vivon rivelando gusti e laboratorio) a danno dell’eroe disegnato, che perde il suo mistero e la sua autonomia, necessaria affinché ancora si abbiano dei Tex o dei Corto Maltese, o appunto, i rimpianti Jan Dix o Napoleone. 

E come altri amici e lettori attendo, appunto, un personaggio tutto di Carlo Ambrosini oppure il proseguo delle avventure di Napoleone e Dix, almeno un grande albo all'anno, cosa peraltro a suo tempo ventilata e mai realizzata. In Francia questo sarebbe accaduto al sicuro!



      

lunedì 30 giugno 2014

Tex "Texone" L'Orda del tramonto di Roi e Rujo. Appunti in dislettura



Claudio Di Scalzo
“ IL VOLTO NEL TRAMONTO DEL SIMBOLO TIEN DI CONTO”

1

Ho come compagnia notturna “L’ORDA DEL TRAMONTO”. Per una sorta di “Piacere del fumetto” di barthesiana eco ne leggerò soltanto alcune pagine. In questo racconto lungo a fumetti - non mi garba l’appellativo/semplificazione di “Texone” - con personaggio icona tutto funziona: anche il connubio Rujo-Roi a partire da queste “erre” e vocali che dilatano nella contrazione la percezione di qualcosa in germinazione. C’è del dannunzianesimo non voluto nei cognomi degli autori. Quanto a fondante evocazione d’atmosfera. A me manca il pineto. E, non sto scherzando, ho pensato di leggere il volume a Viareggio, a luglio, in pineta. Poi non ho resistito a questo sondaggio dell’una di notte. Credo che questo “racconto per immagini western”, forse per la prima volta, apra, grazie ai disegni di Roi, ad una riuscita compenetrazione con altri universi visuali, metti il simbolismo teatrale. C’è una teatralizzazione dei gesti, una misura del simbolico, che soltanto questo tipo di disegno può consentire. Anche il volto di Tex, che ha avuto tanti interpreti di talento, assume la trasfigurazione nel celato-rivelato. Tento di spiegarmi. Il Tex di Roi rappresenta anche la gestualità onirica. E non è suggestione perché l’ho letto disegnatore di altri personaggi prepotentemente vocati a questo, no, l’onirico, l’oscuro, funziona ancor più con un personaggio rivelato, a volte anche linguisticamente, come Tex. Questa innovazione segnica è un crinale. Direi quasi una nuova germinazione, possibile, in materia di rappresentazione di Tex. Qui mi fermo. 





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LA QUESTIONE DEL VOLTO-PUNTO DI VISTA

Dalle prime tavole, de “L’orda del tramonto”, l'aspetto evidente è che il disegnatore, Roi, ha trasferito, in dialogo con la sceneggiatura, Rujo, stilemi gotico-onirici-tenebrosi nelle vicende texiane, andando oltre a quelle che fan parte di racconti a pennello di Lettieri o Galep con Mefisto ecc, perché qui il punto di vista del protagonista Tex, sulle vicende, non è più quello del confronto con lo spettrale nelle vicende umane, ma con il Male dettato o suggerito dall’amore-possesso verso la donna: ciò cambia conseguentemente il suo volto. A me appare uno snodo. E leggendo la vicenda ho prima pensato che dialoghi, narrazioni, dettate da Rujo ben dentro la linea storico- linguistica di Tex e dei suoi pards fossero un limite a quanto il segno di Roi invece spingeva verso un linguaggio meno codificato; poi, ricordando che il fumetto Tex ha la sua tradizione da rispettare pena uno stravolgimento che il lettore medio non approverebbe, ho pensato che questa dialettica era funzionale: molto funzionale: tra tradizione e innovazione. Siamo dinanzi a una scommessa stilistica.  Poi se le contaminazioni, simbolistico-decadenti, produrranno sequenza nelle future storie non lo so. Ravviso però che oggi Tex potrebbe avere due linee, come da sana tradizione estetica: una linea-classica-classicista di Pasquale Del Vecchio e l’altra appunto, di Roi, più simbolistico-decadente. Tra questi due poli le dinamiche di tanti altri valenti disegnatori.




...CONTINUA


domenica 11 maggio 2014

Claudio Di Scalzo: Tesla nel Dampyr 170 "Zarema!" di Laurenti e Cajelli




TESLA E MAURO LAURENTI
(ovvero disegnare scenari del post-comunismo

Ecco il volto di Tesla, nell'ultimo Dampyr, "Zarema!", disegnato da Mauro Laurenti su sceneggiatura di Diego Cajelli. Un primo piano tra i più intensi, per una storia, dove l'eroina in notturno sfinimento secolare di tetti e lune, ha un ruolo da protagonista, nel vincere il male che si annida nel frutto perverso del Gulag aggiornato alla Russia di oggi. Il segno di Cajelli, nelle scene corali e post-umane del disfacimento tecnologico avvitante i soggetti, evoca con sinuosa eleganza non scevra da un eros umbratile, quanto s'annida nella società post-comunista. E' un esercizio di stile poco comune, direi un manierismo che apre a soluzioni possibili altre, in futuro (come spesso è accaduto nelle arti) per illustrare il secolo della tecnica anche transmentale, perversamente transmentale. Nei luoghi che diedero i natali alle migliori avanguardie primo novecentesche (Ricordo Chlebnikov e la sua onda luce transmentale). Un plauso per Cajelli che fornisce racconto a quanto spesso vien rimosso. Anche nella politica nostrana. L'inferno del Gulag.




Ah, prima che qualcuno salti su! a chiosare che scrivo soltanto su albi da edicola Bonelli (e non è così ho sul tavolo edizioni Cosmo), ripeto, che in questa casa editrice operano degli sceneggiatori e disegnatori, quindi parola con segno, che m'interessano per lo sforzo d'indagine della contemporaneità, non solo cronologica, bensì stilistica. Su tutti Carlo Ambrosini. E che lo faccio senza alcun mio "disegno" per cercar entrature o partecipare a siti e blog dedicati al fumetto - che spesso trovo soltanto descrittivi e poco elaborati ed autoreferenziali nella critica in quanto chiusi ad altri campi dei saperi: metti della letteratura o della filosofia - perché ho una mia storia nella arti e nella scrittura, e parecchia on line; e su carta un tempo in Feltrinelli,... che mi basta ed avanza. 



lunedì 5 maggio 2014

Claudio Di Scalzo: Ricordando Rino Albertarelli





Claudio Di Scalzo
RICORDANDO RINO ALBERTARELLI

Rino Albertarelli è stato lo Stendhal del fumetto italiano che nessuno mai ricorda come maestro del Moderno (prima del post-moderno) in materia di fumetto; e anche come insuperabile traduttore in immagini dei Classici – penso al Faust - lui che sarebbe diventato un piccolo classico.



Rino Albertarelli con la serie sul West-Bonelli è stato anche anche il primo a raccontare realisticamente il West. Anche se sul togliere ogni aura all’avventura dei personaggi del West o dei luoghi iconici  per ricavarne un assoluto realismo dovremmo discutere su quanto collimi con il fumetto intriso di immaginario fantastico. 





domenica 6 aprile 2014

Nicola Genzianella: La citta dei morti - Dampyr




Claudio Di Scalzo

Nicola Genzianella disegna l’albo la Citta dei Morti di Dampyr

La potenza del segno, evocativo, di Genzianella in questa storia, sta nell'aver raffigurato in sincronia perfetta con la narrazione/storia, ed è una questione di chiaroscuri, di inquadrature, di campo lungo e primi piani (insomma questo autore risponde con una maturità alta ad ogni lessico del fumetto, del mestiere del fumettista, con prassi originale dentro la tradizione ed il percorso del personaggio Dampyr), il rapporto, complicato, complicatissimo, tra il regno dei morti e dei vivi, della possessione, della scansione temporale, antichità-modernità, poi non bisogna mai dimenticare che ogni albo è frutto di mesi di lavoro e intreccio con la sceneggiatura: ma se il risultato è questo, dentro la distribuzione da edicola, albi simili meriterebbero il cartonato, la pubblicazione a sé il libreria. 

domenica 9 marzo 2014

Claudio Di Scalzo: Sopra una tavola di Carlo Ambrosini





Claudio Di Scalzo

SOPRA UNA TAVOLA DI CARLO AMBROSINI 

I personaggi creati, e disegnati!, da Carlo Ambrosini, sono anche un luogo d'elezione, narrativo-simbolica, che presuppone il teatro e la scissione personaggio-autore; sono un'opera in progress, sul Male e sugli esiti di tante costrizioni contemporanee, che però stante i tempi - amari - di volgarizzazioni e tregenda consumistica al ribasso nell'immaginario occidentale - non hanno la centralità che meritano. Perché se oggi si leggono i romanzoni o i romanzetti best-sellers invece di Tolstoj o Borges lo stesso veleggiano fumettoni e fumettini invece di quelli di Carlo Ambrosini - Quanto accade al fumetto d'autore, alla mano d'autore, rientra nel panorama complessivo per cui, oggi, nell'epoca del "mi piace/non mi piace" che poi è una forma di nichilismo più che nicciante somareggiante, nessuno rischia linguaggi complessi, o che perlomeno aprano ad altra conoscenza, ad uno stile che violi l'attesa del ricoscibile, e mani altrimenti virtuose nella scommessa della ricerca sono amputate. O, inserite, come nel caso del maestro, in serie e dinamiche di personaggi meno perturbanti. Dunque addio a Joan Dix e Napoleone. E questa è una lettura, a scheggia, ermeneutica, che si vena (svena?) di nostalgia.


da "Il piacere del fumetto" 

giovedì 6 febbraio 2014

Claudio Di Scalzo: Adam Strange e l'Amore Assoluto





Claudio Di Scalzo

ADAM STRANGE E L'AMORE ASSOLUTO

Adam Strange ha in sé parecchia langue! Disegnato da Carmine Infantino nel 1960 non appare nei manuali italiani. A me, invece, anche per filologica passione verso gli obliati personaggi (come anche un Pinky Rankin) del fumetto, Adam Strange scelgo di leggerlo. Nelle tavole che recupero in Rete. In albi che riesco ad acquistare. Adam Strange porta nel fumetto l’amore impossibile e la passione inconsumabile. In altre parole l’Assoluto di vignetta in vignetta mai perduto. Adam Strange ama, riamato, una donna che dista da lui anni luce: Alanna. Alanna con la sua lingua, il suo corpo, i suoi segni, abita in un pianeta della costellazione di Alpha Centauri: Rann. Nella città di Ranagar City. E viene raggiunta dal suo amato con un misterioso raggio che lo teletrasporta. Adam Strange arriva sempre quando alanna è in pericolo o vive ansiosamente il presente. L’eroe sconfigge i nemici. Ma quando Alanna si avvicina per baciarlo, il raggio vibra, inghiotte l’amato, lo riconduce sulla Terra. In attesa di un’altra partenza, di un'altra avventura in due, di un altro sfioramento che, un raggio benigno e poi maligno, concede e nega.




Chissà come sarà arrivato, con quali raggi spaziali, il romanticismo dei Novalis dalle tedesche terre ad un tavolo da disegno negli U.S.A. 



  

              

mercoledì 29 gennaio 2014

Riflessioni sul fumetto in Facebook sulla prua de "Il lupo dei mari" di Jack London/Riff Reb's - Kleiner Flug editore



RIFLESSIONI SUL FUMETTO IN FACEBOOK
(sulla prua de "Il Lupo di mare" di Jack London/Riff Rebs)
Kleiner Flug Editore 

Oltre al disegno di questa mirabile interpretazione de "Il lupo dei mari" di Jack London, da parte di Riff Reb's per i tipi di Kleiner Flug (che ho acquistato a Lucca Comic 2013),... mi ha fatto riflettere sul legame del fumettista con la letteratura mostrandosi egli stesso, nella prefazione, compenetrato con un linguaggio molto suggestivo. Ecco un artista, mi son detto, curioso dei continenti accosti al fumetto, al disegno, che ne rivela una prassi di curiosità, di attraversamenti non legati soltanto alla monade del fumetto. Poi ho scorso la Home dell'Olandese Volante Comics, e, come ogni giorno, i miei "amici" (a parte Gianfranco Manfredi) non fanno che ruotare attorno sempre e comunque al fumetto (con sortite indignate e ripetitive verso la politica o la storia della politica), senza mai, o raramente, spingersi verso un romanzo, una raccolta di poesie, un artista pittore o pittrice, insomma altre Arti. Poi, gli autori, e ciò è negativo, mettono un incipit, e se ne stanno beati, in verticale sguardo, ad osservare, spesso, i genuflessi commenti, raramente intervenendo. 




Questa prassi, verticale, nell'orizzontale del web, è tale e quale quella che si vede in giro in altri siti di poesia e letteratura e arte. Riproduce una gerarchia frusta, tutta novecentesca. Con la stessa costante di scrivere sempre e soltanto del proprio genere. Insomma è in nuce, nella prassi, che si conferma una ideologia, anche su Facebook, ancora una volta non comunitaria, bensì gerarchica. E spesso chi gerarchizza non è certo un Gauguin od un Pratt! Se la tira e se la canta la messa con i devoti. E ciò, francamente, NON MI PIACE. Anche perché non sposta, di un millimetro, interesse verso quanto è accudito ognidì. Una tribù con i suoi riti, in un accampamento, ed oltre l'immensa pianura o mare con altre tribù auto-referenziali. Consiglio ai fumettisti italiani di dare un'occhiata ai simili spazi in lingua inglese. Per capire la differenza: Anche come sistema di produzione. Ah beata illusione italica!